Estetica e salute devono andare a braccetto»

UN BEL naso? Si può pensare che sia un’esigenza tutta moderna quella di aderire ai canoni culturali di bellezza ricorrendo alla chirurgia estetica, ma si dimenticano gli innumerevoli esempi…

UN BEL naso? Si può pensare che sia un’esigenza tutta moderna quella di aderire ai canoni culturali di bellezza ricorrendo alla chirurgia estetica, ma si dimenticano gli innumerevoli esempi storici in cui si persegue in vario modo una trasformazione del corpo per traguardare un ideale di bellezza e perfezione vigente. Il ricorso a una qualche forma di chirurgia estetica ha infatti natali lontani, risalenti addirittura all’Egitto del 3000 a.C. Tra i ‘moderni’ chirurghi estetici spicca la scuola siciliana dei Branca (1500) e quella bolognese di Gaspare Tagliacozzi, che nel 1597 pubblicò il primo trattato di chirurgia estetica occidentale. A Castel San Pietro Terme nasce anche la superspecializzazione in chirurgia funzionale ed estetica del naso, fondata 26 anni fa dal professor Giorgio Sulsenti, siciliano, e guidata dal 1999 dal suo allievo e conterraneo Ignazio Tasca.
BUONO oltre che bello, questo però l’imperativo. «Quando parliamo del naso funzionalità ed estetica devono andare a braccetto — spiega Ignazio Tasca, direttore del reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ausl di Imola—. Quest’organo è infatti importantissimo per l’apparato respiratorio e per l’omeostasi di tutto l’organismo. L’aria arriva nelle basse vie aeree solo grazie ad un naso in condizioni ideali. Per questo motivo deviazioni, alterazioni o deformità, se non trattate, provocano disturbi significativi, come le difficoltà respiratorie o il russamento. E’ anche vero che il naso è la parte più appariscente del viso ed è quindi naturale che venga considerato un’importante espressione estetica. A questi due aspetti va quindi pensato come due facce della stessa medaglia».
TECNICA e tecnologia sono oggi di aiuto: «Oggi trattiamo i casi di chirurgia funzionale ed estetica del naso con metodiche innovative, per via endoscopica interna, con un recupero molto veloce del paziente e risultati ottimali. Sempre fondamentali restano la tecnica e l’abilità manuale del chirurgo estetico, che peraltro, deve anche avere una particolare sensibilità psicologica per ottenere un risultato ottimale e personalizzato». Bellezza e salute, quindi, ma se si fosse interessati solo all’estetica? «La pura chirurgia estetica non può essere trattata in regime pubblico, ma non va dimenticata sia per l’alto livello di professionalità che esprime, sia perché, per alcune persone, essa costituisce la risposta ad un bisogno mosso dalla percezione di un disagio profondo, che ha a che fare con le tematiche di accettazione, autostima e benessere». Formazione e ricerca sono quindi elementi essenziali. «Anche se l’obiettivo primario del nostro reparto ospedaliero è quello assistenziale l’attività scientifica e la ricerca non vengono certo trascurate, come testimoniano le numerose pubblicazioni scientifiche che produciamo su riviste nazionali ed internazionali. Un ulteriore importante settore di attività è quello della formazione. Oltre a corsi residenziali per specialisti provenienti da tutta Italia, a Castel San Pietro Terme organizziamo con cadenza biennale un corso internazionale con chirurgia in diretta e che è oramai diventato una tradizione scientifica di alto livello per la chirurgia nasale. Anche a questa edizione (che si è conclusa nei giorni scorsi) hanno partecipato docenti di fama mondiale, rappresentanti di società scientifiche importanti nell’ambito otorinolaringoiatrico e della chirurgia estetica e facciale. Partecipanti sono sono arrivati dal Giappone, dagli Emirati Arabi, dall’Arabia Saudita, e da molti altri paesi occidentali. Per noi significa essere diventati un punto di riferimento del settore, luogo di incontro e di scambio tra tecniche e scuole diverse, nel quale si compendiano, appunto, gli aspetti di chirurgia funzionale, che crea salute, con quelli di chirurgia estetica, che crea bellezza.


Prostituzione in centri estetici fasulli e il Ministero della Giustizia dice che la categoria non necessita di alcuna regolamentazione in merito
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In tempi di crisi accade perfino che una maestra di scuola, per arrotondare il suo stipendio (pubblico), faccia la “massaggiatrice” abusiva, fornendo anche prestazioni erotiche.
Tutto è partito da un’indagine svolta dalla Guardia di Finanza di Brescia in cui si è scoperto che venti ragazze italiane, oltre ad altre cinesi e rumene, fingendosi massaggiatrici, svolgevano il mestiere più antico del mondo in cinque fittizi “centri massaggi” della provincia di Brescia. Tra loro vi erano, oltre una maestra di scuola elementare, anche una tecnica di laboratorio, un’istruttrice di palestra e 2 operaie, queste ultime si sono licenziate dal momento che il nuovo lavoro rendeva molto di più del precedente.
Gli accordi tra le “massaggiatrici” e i titolari dei finti centri di benessere e ricreativi erano: il 40 % dei proventi di tali attività andassero alle ragazze e il restante 60% ai titolari; non solo, questi ultimi, i titolari, vedevano incrementare ulteriormente il loro guadagno grazie ai benefici dovuti agli sgravi fiscali previsti dalla legge in quanto dichiarati come circoli culturali e ricreativi.
In cifre si parla di prestazioni che oscillavano dai 60 ai 140 euro per ogni prestazione a secondo delle caratteristiche del tipo di massaggio, che poteva essere a “quattro mani”, “Anaconda” e “Profondo”.

Seicento sono i clienti stimati dalla Guardia di Finanza di Brescia, cento dei quali sono già stati interrogati, i quali hanno dichiarato di essere venuti a conoscenza delle prestazioni di queste ragazze attraverso la pubblicità su internet.
Già dall’anno scorso la Guardia di Finanza di Brescia ha fatto partire le indagini, insospettita dal proliferare dei centri massaggi sia in città sia in provincia, scoprendo un vasto giro di prostituzione all’interno dei “centri benessere”.

Una delle ragazze, che lavorava presso uno di questi “centri”, interrogata dalle Fiamme Gialle, ha confessato che all’interno dei centri benessere si praticavano attività sessuali a pagamento. Sebbene molti clienti si recassero presso i centri con l’idea di avere “solo” un massaggio o un trattamento benefico, venivano successivamente spinti dalle ragazze ad accettare anche prestazioni sessuali, peraltro non rifiutate, in alcuni casi richieste dai clienti stessi. Ovviamente tutto questo era assolutamente noto ai titolari e responsabili, per lo più rumeni, marocchini, cinesi, albanesi e italiani, i quali, anzi, esortavano le ragazze ad offrire le loro prestazioni sessuali.
Le indagini condotte dai pubblici ministeri Lesti e Dolce, hanno condotto al sequestro di uno di questi centri, la chiusura degli altri, l’emissione e l’esecuzione di 7 ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere per i proprietari e i responsabili dei centri, in più la denuncia a piede libero per altre 3 persone con accusa di favoreggiamento.
Inoltre si è potuto rilevare anche un notevole danno fiscale per lo Stato. In particolare si è calcolato che l’evasione fiscale di due centri di Brescia, gestiti da due fratelli del posto, ammonti a non meno di un milione e mezzo di euro.

Confestetica si complimenta con l’operato della Guardia di Finanza di Brescia lamentandosi, però, dell’inerzia delle istituzioni parlamentari.
Già dal 29 giugno, Confestetica aveva scritto a 104 parlamentari,
compreso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, facendo presente questo vergognoso e gravissimo fenomeno, ottenendo risposta solo dal Presidente Gianfranco Fini, attraverso il dott. Alberto Solia, disponendo che la lettera venisse trasmessa alla Commissione parlamentare competente.

La risposta a tale raccomandata per modificare la 1/90 da parte del Ministero della Giustizia, attraverso la Dottoressa Fargnoli ci lascia alquanto basiti. Citiamo quanto scritto dalla dottoressa in risposta: “Le doglianze espresse appaiono infondate posto che si tende a
confondere le situazioni di abuso, aventi rilievo penale, con supposte carenze di regolamentazione del sistema…per l’esercizio di attività di estetista è necessaria l’iscrizione nel registro provinciale delle imprese artigiane, come anche l’autorizzazione comunale ed il certificato di idoneità igienico sanitario dei locali ove si svolge. Gli abusi denunciati da codesta Associazione non hanno alcuna connessione con la necessità di regolamentare ulteriormente l’attività, posto che integrano comportamenti penalmente rilevanti per i quali l’ordinamento giuridico prevede adeguate sanzioni.”
Non riusciamo a capacitarci di come l’ex Ministro della Giustizia italiana non conosca il contenuto della legge 1/90 da noi richiamato nelle comunicazioni, rispetto a quello che oggi accade realmente nei centri estetici. Confestetica ha chiesto di intervenire modificando gli artt. 3 e 12 della 1/90, impedendo così, di fatto, di far lavorare nei centri estetici persone che non abbiano il titolo di estetisti e ci meravigliamo che l’ex Ministro della Giustizia non sappia che, dietro fasulli centri estetici e benessere, si nasconda un enorme giro di prostituzione su ampia scala infangando, così, la reputazione della categoria degli estetisti che lavorano onestamente fino a 13 ore al giorno pagando le tasse.
Del resto fino a quando sarà possibile aprire un centro estetico con un “prestanome” direttore tecnico e con lavoratrici “massaggiatrici” senza alcun titolo professionale, il fenomeno della prostituzione e della malavita organizzata nei finti centri estetici, sarà sempre più frequente.
Confestetica auspica che il nuovo
Ministro della Giustizia, avv. Prof.essa Paola Severino, dimostri maggiore sensibilità a questo problema di quanto non sia avvenuto precedentemente e invita, per il portavoce del capo di gabinetto, la dottoressa Emilia Fargnoli, a volersi documentare meglio prima di rispondere frettolosamente con lettere totalmente fuori dalla realtà, in quanto ciò che è stato replicato rappresenterebbe una totale non conoscenza del fenomeno che ogni giorno vede coinvolti e infangati gli estetisti italiani.
Chiediamo semplicemente che nei centri estetici ci lavorino solo estetisti diplomati, in ogni professione chi non è in possesso del titolo non può esercitare, perchè per gli estetisti questo non vale?
Far eseguire trattamenti estetici sulla pelle dei cittadini solo da chi ha un diploma di estetistista è una tutela anche per il cittadino.
E’ così difficile da comprendere?

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