Una poltrona in affitto

In Italia il settore coiffure cerca nuovi stimoli per crescere. 
L’affitto della poltrona in salone è la nuova possibilità di business?

 
Negli Stati Uniti è già liberalizzato. In Europa molti paesi lo fanno da tempo, soprattutto Germania e Inghilterra. Stiamo parlando di “Affitto della poltrona in salone”. Una modalità che permette di affittare parte del negozio ad altri acconciatori che non vi lavorano come dipendenti bensì come liberi imprenditori. Fra le due parti viene siglato un accordo contrattuale che prevede il versamento al titolare di una percentuale dell’incasso o un contributo per i costi dell’attività. È un’opportunità non ancora praticabile in Italia, anche se qualcosa si sta muovendo.

Savino Moscia, presidente nazionale Cna Benessere e Sanità, ci parla di questo suo progetto: “Vorremmo avere la possibilità di aprire i nostri negozi ad acconciatori qualificati che lavorano come liberi professionisti, con la loro partita Iva e i loro clienti. Da un calcolo approssimativo abbiamo stimato che così facendo potrebbero essere creati 20.000 posti di lavoro in due anni”. Per fare di questo sogno realtà, la Cna ha deciso di chiedere il sostegno dei sindacati.
Qual è stata la loro risposta?
I sindacati si sono dimostrati molto disponibili. Hanno stabilito dei limiti, ma non ‘punitivi’:
• l’affittuario non può essere un dipendente del salone che pratica l’affitto della poltrona e deve essere un acconciatore qualificato;
• se il salone ha licenziato personale negli ultimi due anni non può praticare l’affitto della poltrona;
• il numero di poltrone in affitto è proporzionale all’ampiezza del salone: 1 poltrona fino a 3 dipendenti, 2 poltrone da 4 a 9 dipendenti, 3 oltre i 9 dipendenti.
Confidiamo che molto presto si arriverà alla firma di tutti. Il nostro obiettivo è legare questa richiesta a un contratto, che deve essere moderno, in grado di produrre posti di lavoro.
Cosa accadrà una volta ottenuta l’approvazione del sindacato?
Faremo insieme a loro il percorso verso una proposta politica. Sarà necessario rivedere alcuni contenuti della normativa attuale. Ma al momento le persone alle quali ho sottoposto il progetto sono entusiaste perché lo vedono come un bene per il paese.
Che tipo di problematiche risolverebbe questo nuovo business?
Il dato non è ancora definitivo, ma sembra che negli ultimi cinque anni gli acconciatori siano scesi da 84.000 a 69.000. Quindi 15.000 persone hanno chiuso i loro esercizi, probabilmente proprio i più giovani, che dopo qualche tempo vedono la professione come una realtà differente da quella immaginata. Non c’è più nemmeno il ricambio, come conseguenza della liberalizzazione. L’affitto della poltrona permetterebbe invece al lavorante di un negozio di conoscere la realtà di un altro salone senza accollarsene i costi di struttura.
E riguardo all’abusivismo?
Fino a qualche anno fa l’abusivo era un lavorante che non aveva intenzione di mettersi in regola perché ricavava maggiori guadagni da un’attività irregolare rispetto a un normale negozio. Oggi invece c’è un nuovo abusivismo, nato dalla crisi, dalla chiusura di molti saloni che non riescono a sostenere i costi di gestione e dalla mancanza di una alternativa occupazionale. Una situazione molto pesante: l’affitto della poltrona, creando nuove forze lavoro, potrebbe rappresentare una valida alternativa.
Gli acconciatori sono favorevoli a questa opportunità o la avvertono come concorrenza?
Bisogna imparare a stare insieme. So che una gran parte di acconciatori è pronta a lavorare con questa modalità. L’affitto della poltrona permette-rebbe un’offerta variegata in salone, con prezzi diversi e una clientela eterogenea che si moltiplica proprio perché trova servizi differenziati. Si liberalizza un mercato e si dà una risposta alla politica del basso prezzo. La struttura può produrre più ore, funzionare di più.
Il piccolo salone non troverebbe più remunerativo formare un apprendista?
Bisogna fare una distinzione. L’apprendista è una figura che nasce per soddisfare il fabbisogno di personale, per servire una clientela che richiede un supporto. L’affitto di poltrona non deve essere interpretato come un ulteriore dipendente, ma come un collega. Il guadagno sta nell’affitto pattuito o nella condivisione delle spese del negozio. Inoltre, quando si portano più persone in salone, si attiva un volano che amplia il business. Imparando a convivere con la diversità, si crea imprenditoria. Il nostro settore non riesce più a crescere, per questo dobbiamo, sempre nella legalità, creare nuove tipologie di imprenditori.
Lancerà questa operazione anche nel suo salone?
Quando sarà possibile, lo farò, perché ho un salone che non produce più di quattro ore. Il mio collega potrebbe portare la sua clientela in salone, potrebbe aiutarmi a pagare le spese e, grazie alla sua partecipazione, anche il potere di acquisto e il valore contrattuale del salone stesso aumenterebbero, diventando vantaggioso per entrambe le parti. 

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