C’è più paura, che crisi!

Osare! È l’imperativo per contrastare la paura di questo momento.


“In un’epoca di turbamenti la vita quotidiana diventa un esercizio di sopravvivenza. 
Gli uomini vivono alla giornata; raramente guardano al passato, perché temono d’essere sopraffatti da una debilitante ‘nostalgia’, e se volgono l’attenzione al futuro è soltanto per cercare di capire come scampare agli eventi disastrosi che ormai quasi tutti si attendono. Così scriveva, quasi trent’anni fa (1984) Christopher Lasch, nel libro L’IO MINIMO

C’è  più Paura, che Crisi. 
Molti centri sono in uno stato di grande confusione.
Paura di non farcela, paura di perdere quello che si e’ acquisito con fatica. 
Paura di sbagliare. Soprattutto (ed è la cosa peggiore) c’è paura del futuro.

Non mi piace la paura, così come non mi piace lo stato d’animo che sta attanagliando tanti di noi. Quando c’è paura c’è pessimismo, e le cose viste da un angolazione particolare, virano sempre al peggio.
Così, a forza di pensarlo, anche il peggio arriva.

Il nervosismo ed il desiderio di prendersela con qualcuno, è nell’aria. 
C’è un clima di sfiducia che pervade la nostra società, lo si percepisce chiaramente.
Sembra che tutto ciò che ieri funzionava, oggi si sia fermato, come un rottame ai bordi della strada.
La gente ha paura, e nel dubbio, preferisce rimanere nella propria zona di conforto, piuttosto che provare, sperare. Osare!
Non si sa né “quando” è iniziato, né per “colpa” di chi. 
Dall’America o dall’Europa, dalle banche o da speculazioni particolari, 
ma ora è qui, è dentro di noi. 

Le due grandi ataviche leve per le quali gli uomini agiscono, sono ridotte ad una. La ricerca del piacere è scomparsa, rimane solo il fuggire dalla paura.
Le storie attuali, parlano di mutui sub prime e spread, di eurobond e spending review, piuttosto che affrontare il tema della sfiducia . 
Non fidarsi più di nessuno, sembra essere il nuovo comandamento.
Eppure senza fiducia non si può costruire. Senza gli altri siamo inutili, e rischiamo di diventare (come dice Lasch),  uomini minimi…..

Basta un niente, e le persone “scattano”, pronte a prendersela con chiunque: la moglie o il marito, il vicino di casa o i figli, il collega o il cliente. 
Siamo tutti bersagli nel poligono dove andiamo a sparare.
Ci lamentiamo delle tasse, del governo e dell’evasione fiscale, rincorriamo una qualità di vita, che sembra si compito degli altri farci avere, quasi fosse la pizza take away, che il fattorino ci consegna sulla soglia di casa.
Purtroppo stavolta, la consegna non è puntuale.

La situazione non è facile. Sicuramente è più complessa di quanto immaginavamo alcuni mesi fa, ma cosa facciamo per interrompere il circolo vizioso: difficoltà- lamento-crisi?
Aldilà di stringere la cinghia e ridurre all’osso i consumi e gli sprechi, è necessario fare qualcosa (d’altro) perché così non basta.
Se pensiamo che il governo non può far ripartire il sistema Italia solo con  i tagli, ma servono soprattutto le riforme, ognuno di noi è nel suo piccolo  un governo, e può decidere per sé stesso. Giusto prestare attenzione ai consumi e ridurre laddove prima si sprecava, ma dobbiamo pensare a riformaCI.
Ecco due riforme.
Primo. Non sparare al pianista. Evitiamo di trarre conclusioni affrettare, aggredendo chi ci capita a tiro, perché si rischia di … rimanere senza musica. Le apparenze sono spesso fuorvianti. Quello che sembra il colpevole di una cosa, quasi sempre è una vittima. Serve il tempo per capire. Usiamo “perché” e “come mai”…. L’automobilista che ci precede, e non parte immediatamente dal semaforo all’arrivo del verde, non va insultato, né tantomeno merita che gli strombazziamo con il nostro clacson. La tensione genera tensione e violenza,  proprio quello di cui, soprattutto adesso, NON abbiamo bisogno.
Secondo. Scusiamoci sempre. Tutti sbagliamo. Il più delle volte senza volerlo, in buona fede. Chiedere scusa a qualcuno, a prescindere dall’ età o dalla posizione sociale, è un bel modo per stemperare le tensioni. 
Far capire all’altro che siamo dispiaciuti per aver arrecato un disagio o un danno (che non volevamo), non solo concorre a ristabilire un rapporto anziché incrinarlo, ma permette ad ognuno di noi di allenarsi in un area sulla quale siamo pochi pratici, per diventare persone migliori.  

Forse non supereremo questo momento , con questi due atteggiamenti, ma lavorando su di noi, saremo uomini e donne migliori,  non degli “Io Minimo”, ma degli “Io IDEALI” … e non sarebbe poca cosa! 


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