Autoclave per uso estetico

A proposito di sterilizzazione

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sterA proposito di sterilizzazione

Un centro estetico di livello utilizza sempre strumenti trattati in autoclave o rigorosamente resi sterili grazie a protocolli operativi indispensabili la sicurezza in Istituto comincia da qui La sterilizzazione degli strumenti utilizzati fa parte dei compiti quotidiani dell’estetista. Nella semplicità delle azioni da compiere, la procedura di sterilizzazione deve essere eseguita con la massima cura e seguendo modalità ben precise per essere assolutamente sicuri che tutti i germi siano stati eliminati.
Anche in un centro estetico, infatti, i rischi di un contagio che può mettere in gioco la sicurezza delle operatrici e della clientela sono elevati. È possibile tuttavia che vengano sottovalutati, dato che l’estetista non interviene sul corpo delle persone a motivo di una malattia oppure perché si ritiene che la conoscenza della propria clientela sia tale da garantire sullo stato di salute
delle persone che frequentano il centro.
Parliamo di sterilizzazione con Luciano Del Soldato, responsabile divisione estetica di Tecno – Gaz, azienda nata per produrre apparecchiature destinate al settore ospedaliero che opera anche in campo estetico. “Le statistiche ci dicono che almeno una persona su sedici è affetta da una delle malattie più insidiose e difficili da combattere, come epatite e tubercolosi – esordisce Del Soldato -. Molto spesso le persone non sanno di essere malate o di essere state contagiate oppure, pur essendone a conoscenza, non lo denunciano. Pertanto tutti gli operatori che in qualche modo entrano in contatto con il sangue o con materiale organico e pelle di altri individui, debbono cautelarsi e adottare il massimo delle precauzioni. Il livello di rischio, infatti, resta sempre così elevato che non si può in nessun caso abbassare la guardia”.
Da anni Tecno-Gaz propone al settore estetico le sue strumentazioni
per la sterilizzazione, ambito del quale ha una profonda conoscenza essendo fornitore di strutture ospedaliere. CNA Benessere e Sanità ha scelto questa azienda come partner di riferimento sul tema della sterilizzazione, che è
diventato sempre più di attualità e la collaborazione ha prodotto una serie di conferenze nelle varie sedi del sindacato in tutta Italia per insegnare, ascoltare e rispondere alle varie esigenze delle estetiste.
“Abbiamo notato che le professioniste dell’estetica sono molto sensibili all’argomento e hanno una grande necessità di acquisire conoscenze per eseguire in modo efficace quelle operazioni che garantiscono davvero chi lavora nel centro e chi ne è cliente” afferma il responsabile della divisione estetica di Tecno-Gaz.
Anzitutto è bene ribadire che disinfezione e sterilizzazione sono due momenti diversi di un processo che li comprende entrambi e che porta al sicuro annientamento di tutti i germi patogeni. La sola disinfezione, quindi, non è sufficiente. Com’è noto la disinfezione è un processo chimico che abbatte
la carica batterica di circa il 90%; è sicuramente molto ma non ci si può accontentare. “Si deve dire chiaramente che la sola disinfezione non è sufficiente – ribadisce Del Soldato -. Resta, infatti, un 10% costituito
proprio dai batteri più insidiosi, che, per l’appunto, sono resistenti alla disinfezione. Per questo il Ministero della Salute ha stabilito un protocollo operativo che deve essere rispettato da tutti gli operatori obbligati a
sterilizzare. Fra questi “operatori obbligati” vi sono anche le estetiste
che, spesso, non ne sono a conoscenza”.
Normative nazionali e comunali
Diciamo subito che, purtroppo, le norme che regolano la materia non sono sufficientemente chiare e univoche, come imporrebbe la delicatezza dell’argomento.
La legge generale dello Stato e cioè il Testo Unico sulla sicurezza del lavoro
emanato dal Governo nel maggio 2008, dopo l’incidente della Thyssenkrupp, riguarda tutti i lavoratori vuole metterli nelle condizioni migliori evitare rischi. addetti dei centri sopportano alcuni rischi quello d’infezione. quindi, impone la sterilizzazione obbligatoria anche agli Istituti di bellezza.
“La legge ha reso questa attività indispensabile ‘secondo un principio di fattibilità tecnologica’, che signifi ca scegliere l’apparecchiatura scientificamente e tecnicamente più evoluta – spiega il manager -. È quindi
l’operatore che deve informarsi e dotarsi della tecnologia più avanzata”.
Come spesso capita, la legge indica il criterio da seguire ma non nomina quale sia la tecnologia più avanzata, dato che, nel tempo, potrebbero nascerne
di nuove e, di conseguenza, si “L’indicazione sulla tecnologia migliore è venuta poi dall’Istituto Superiore di Sanità – continua Del Soldato – che ha emanato delle linee guida che suggeriscono ma non obbligano a seguire la sterilizzazione
con vapore in autoclave perché è la meno tossica, la meno inquinante, la più sicura, la più efficiente”.
Oltre che alle leggi dello Stato, il centro estetico deve poi sottostare anche alle normative comunali, cioè ai regolamenti che ne disciplinano l’attività. Succede che, in tema di sterilizzazione, i regolamenti dei vari comuni si esprimano in maniera differente.
“In molti casi non accolgono per intero le linee guida dell’Istituto
Superiore di Sanità, in altri equiparano diversi sistemi di sterilizzazione.
Capita anche che le stesse ASL, interpellate da estetiste coscienti ma, a questo punto, assolutamente confuse, diano indicazioni differenti, aumentando
così l’incertezza su un argomento che richiede invece la massima fermezza”.
Il protocollo ministeriale
Dopo questa premessa, ripetiamo allora con l’aiuto di Del Soldato quello che è il protocollo di sterilizzazione previsto dal Ministero della Salute.
In questo documento la sterilizzazione comprende un ciclo di
attività che tutti i soggetti obbligati devono svolgere.
La prima fase è la disinfezione, la seconda è la detersione, la terza e ultima è la sterilizzazione.
La disinfezione utilizza apposite vasche e liquidi disinfettanti.
La detersione si effettua con apparecchiature a ultrasuoni consente di detergere e scrostare i residui organici. Ricordiamo che il sangue non si vede ma fissa sugli oggetti. Lo strumento deterso deve essere poi asciugato
ed eventualmente imbustato – ma non è obbligatorio per procedere infi ne alla sterilizzazione in autoclave. L’autoclave è l’unica apparecchiatura che consente di sterilizzare a vapore, come indicato dal Ministero.
Vale a dire che le altre metodologie proposte da tempo sul mercato e ancora ammesse da alcuni regolamenti comunali, oggi non sono più sufficienti, non rappresentano più la tecnologia migliore.
Il resto della dotazione necessaria per eseguire la procedura comprende la vaschetta per la disinfezione e quella a ultrasuoni per la detersione. Il tutto richiede un investimento che è minimo – circa 4mila euro -, se paragonato agli investimenti in macchinari dei centri estetici e che per una decina di anni consente di sterilizzare
in tutta sicurezza.
Nella scelta dell’autoclave, Del Soldato fa notare che se l’estetista opta per l’imbustamento delle strumentazioni, deve dotarsi di ‘certificato a norma
per sterilizzare strumenti imbustati’.
L’imbustamento consente conservare sterile lo strumento giorni.
“È molto importante prestare attenzione a questa scelta. Alcune estetiste,
non sapendolo, acquistano un modello improprio per l’uso che vogliono farne e alla
fine gli strumenti non sono correttamente sterilizzati – insiste il manager Tecno -.

Un centro estetico di livello utilizza sempre strumenti trattati in autoclave o rigorosamente resi sterili grazie a protocolli operativi indispensabili la sicurezza in Istituto comincia da qui. La sterilizzazione degli strumenti utilizzati fa parte dei compiti quotidiani dell’estetista. Nella semplicità delle azioni da compiere, la procedura di sterilizzazione deve essere eseguita con la massima cura e seguendo modalità ben precise per essere assolutamente sicuri che tutti i germi siano stati eliminati.
Anche in un centro estetico, infatti, i rischi di un contagio che può mettere in gioco la sicurezza delle operatrici e della clientela sono elevati. È possibile tuttavia che vengano sottovalutati, dato che l’estetista non interviene sul corpo delle persone a motivo di una malattia oppure perché si ritiene che la conoscenza della propria clientela sia tale da garantire sullo stato di salute delle persone che frequentano il centro.
Le statistiche ci dicono che almeno una persona su sedici è affetta da una delle malattie più insidiose e difficili da combattere, come epatite e tubercolosi . Molto spesso le persone non sanno di essere malate o di essere state contagiate oppure, pur essendone a conoscenza, non lo denunciano. Pertanto tutti gli operatori che in qualche modo entrano in contatto con il sangue o con materiale organico e pelle di altri individui, debbono cautelarsi e adottare il massimo delle precauzioni. Il livello di rischio, infatti, resta sempre così elevato che non si può in nessun caso abbassare la guardia”.
Le professioniste dell’estetica sono molto sensibili all’argomento e hanno una grande necessità di acquisire conoscenze per eseguire in modo efficace quelle operazioni che garantiscono davvero chi lavora nel centro e chi ne è cliente.  Anzitutto è bene ribadire che disinfezione e sterilizzazione sono due momenti diversi di un processo che li comprende entrambi e che porta al sicuro annientamento di tutti i germi patogeni. La sola disinfezione, quindi, non è sufficiente. Com’è noto la disinfezione è un processo chimico che abbatte la carica batterica di circa il 90%; è sicuramente molto ma non ci si può accontentare. “Si deve dire chiaramente che la sola disinfezione non è sufficiente. 
Resta, infatti, un 10% costituito proprio dai batteri più insidiosi, che, per l’appunto, sono resistenti alla disinfezione. Per questo il Ministero della Salute ha stabilito un protocollo operativo che deve essere rispettato da tutti gli operatori obbligati a sterilizzare. Fra questi “operatori obbligati” vi sono anche le estetiste che, spesso, non ne sono a conoscenza”.
Normative nazionali e comunali
Diciamo subito che, purtroppo, le norme che regolano la materia non sono sufficientemente chiare e univoche, come imporrebbe la delicatezza dell’argomento. La legge generale dello Stato e cioè il Testo Unico sulla sicurezza del lavoro emanato dal Governo nel maggio 2008, dopo l’incidente della Thyssenkrupp, riguarda tutti i lavoratori vuole metterli nelle condizioni migliori evitare rischi. addetti dei centri sopportano alcuni rischi quello d’infezione. quindi, impone la sterilizzazione obbligatoria anche agli Istituti di bellezza.
“La legge ha reso questa attività indispensabile ‘secondo un principio di fattibilità tecnologica’, che signifi ca scegliere l’apparecchiatura scientificamente e tecnicamente più evoluta. 
È quindi l’operatore che deve informarsi e dotarsi della tecnologia più avanzata”. Come spesso capita, la legge indica il criterio da seguire ma non nomina quale sia la tecnologia più avanzata, dato che, nel tempo, potrebbero nascerne di nuove e, di conseguenza, si “L’indicazione sulla tecnologia migliore è venuta poi dall’Istituto Superiore di Sanità che ha emanato delle linee guida che suggeriscono ma non obbligano a seguire la sterilizzazione con vapore in autoclave perché è la meno tossica, la meno inquinante, la più sicura, la più efficiente”. Oltre che alle leggi dello Stato, il centro estetico deve poi sottostare anche alle normative comunali, cioè ai regolamenti che ne disciplinano l’attività. Succede che, in tema di sterilizzazione, i regolamenti dei vari comuni si esprimano in maniera differente. ”In molti casi non accolgono per intero le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, in altri equiparano diversi sistemi di sterilizzazione. Capita anche che le stesse ASL, interpellate da estetiste coscienti ma, a questo punto, assolutamente confuse, diano indicazioni differenti, aumentando così l’incertezza su un argomento che richiede invece la massima fermezza”.
Il protocollo ministeriale
Dopo questa premessa, quello che è il protocollo di sterilizzazione previsto dal Ministero della Salute. In questo documento la sterilizzazione comprende un ciclo di attività che tutti i soggetti obbligati devono svolgere. La prima fase è la disinfezione, la seconda è la detersione, la terza e ultima è la sterilizzazione.
La disinfezione utilizza apposite vasche e liquidi disinfettanti.
La detersione si effettua con apparecchiature a ultrasuoni consente di detergere e scrostare i residui organici. Ricordiamo che il sangue non si vede ma fissa sugli oggetti. Lo strumento deterso deve essere poi asciugato ed eventualmente imbustato – ma non è obbligatorio per procedere infi ne alla sterilizzazione in autoclave. L’autoclave è l’unica apparecchiatura che consente di sterilizzare a vapore, come indicato dal Ministero. Vale a dire che le altre metodologie proposte da tempo sul mercato e ancora ammesse da alcuni regolamenti comunali, oggi non sono più sufficienti, non rappresentano più la tecnologia migliore. Il resto della dotazione necessaria per eseguire la procedura comprende la vaschetta per la disinfezione e quella a ultrasuoni per la detersione. Il tutto richiede un investimento che è minimo – circa 4mila euro -, se paragonato agli investimenti in macchinari dei centri estetici e che per una decina di anni consente di sterilizzare in tutta sicurezza. Nella scelta dell’autoclave se l’estetista opta per l’imbustamento delle strumentazioni, deve dotarsi di ‘certificato a norma per sterilizzare strumenti imbustati’. L’imbustamento consente conservare sterile lo strumento giorni. ”È molto importante prestare attenzione a questa scelta. Alcune estetiste, non sapendolo, acquistano un modello improprio per l’uso che vogliono farne e alla fine gli strumenti non sono correttamente sterilizzati. 

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