Decreto Apparecchiature Estetiche: VIDEO del presidente Fapib su ricorso al TAR

Decreto Apparecchiature Estetiche: VIDEO del presidente Fapib su ricorso al TAR

I punti salienti dell’intervento:
Secondo l’Ing. D’Emilio, se il decreto rimarrà in vigore dovrà essere migliorato e integrato con nuove tecnologie: una per il raffreddamento della pelle e l’altra per la “fotostimolazione” (ossia la luce pulsata per ringionvanimento, che attualmente è esclusa. Invece la fotobiomodulazione led è già ammessa e contemplata nella SCHEDA TECNICO-INFORMATIVA n. 21a, Categoria SOFT LASER, nda).

La legge 1/1990 rimane in vigore e rappresenta un punto fermo per l’Estetica: in questo momento l’Italia è l’unico paese in Europa con una legge che indica chiaramente quello che l’Estetista può fare e non può fare.

Il punto dolente: gli ultrasuoni a bassa frequenza. Secondo l’Ing. D’Emilio “chiamarli ‘cavitazione’ è stato un errore“, in quanto “secondo la Fapib, con le potenze e modalità di applicazione degli ultrasuoni a bassa frequenza la cavitazione non avviene“.
L’Ing. D’Emilio sostiene che “il trattamento con ultrasuoni (a bassa o altra frequenza? – nda) è sempre stato fatto con modalità tali da non rompere le cellule (non adipose, ma genericamente “cellule”, nda). L’Estetista non può rompere le cellule. Altrimenti si tratterebbe di un trattamento pericoloso e distruttivo, per cui è stato un errore utilizzare questo termine“.
Dobbiamo rilevare che l’Ing.D’Emilio non specifica di quale cellule parla. Va precisato infatti che la membrana della cellula adiposa è molto più debole di quella di altre cellule (dermiche, muscolari, tendinee, ossee, ecc), quindi gli ultrasuoni a bassa frequenza utilizzati nelle apparecchiature deputate alla cavitazione estetica sono in grado di rompere la delicata membrana delle cellule adipose, come per altro chiaramente illustrato proprio al Congresso Italiano di Estetica Applicata, edizione 2011, dal Prof. Ceccarelli dell’Università di Barcellona! GUARDA IL VIDEO.
L’Ing. D’Emilio spiega che il fenomeno della cavitazione è stato notato per la prima volta nelle eliche dei transatlantici, le quali si rompevano proprio a causa dell’erosione provocata dalla cavitazione, “figuriamoci se si può usare questo termine sul corpo umano“, sottolinea l’ingegnere.
Come sappiamo però, questo termine è stato usato senza alcun freno, nonostante l’Ing. D’Emilio precisi: “noi della Fapib avevamo detto fin dall’inizio, ‘per favore non usate questo termine’, però dal punto di vista commerciale, sia diretto alle Estetiste, sia diretto al pubblico, sembrava che fosse un messaggio molto avvincente, convincente ed è stato usato senza pensarci molto sopra“.
E’ lecito allora chiedersi: alla luce di quanto visto negli scorsi anni e sentito dall’Ing. D’Emilio, la Fapib ha impedito o no ai suoi associati (produttori di apparecchiature estetiche) di usare liberamente il termine “cavitazione”?
L’estetista deve fare dei trattamenti dolci, rilassanti, ma non traumatici, per cui dimentichiamoci di usare il termine cavitazione, altrimenti portiamo avanti questo fatto negativo che ci impedirà di usare determinati trattamenti“, continua l’ingegnere. Non si capisce se D’Emilio parli a tutela delle Estetiste o dei produttori di apparecchiature.
La conclusione
Il consiglio finale dell’Ing. D’Emilio è quello di essere meno affini alla medicina. “i trattamenti di estetica sono borderline fra l’Estetica e la Medicina Estetica, dobbiamo stare molto attenti a rimanere nel nostro settore“.

VIDEO

Fino al 2011 non esistevano linee guida precise per la produzione di apparecchiature estetiche (al di la delle norme CEI), quindi l’Estetista poteva accedere a qualsiasi tipo di apparecchiatura, anche senza avere adeguata preparazione tecnica e medica.
Il ” decreto estetica ” ha creato un’importante regolamentazione a beneficio di estetiste, aziende e utenti, anche se è stato attuato con modalità tutt’altro che condivisibili: lo Stato ha impiegato 20 anni a completare la legge estetica 1 1990 e ha dato solo 15 giorni agli operatori per adeguarsi alla nuova normativa !
Possiamo concordare o meno sulle caratteristiche tecniche delle singole apparecchiature estetiche, ma almeno produttori ed estetiste sanno esattamente quali macchinari estetici possono usare e con quali caratteristiche.
Come ci complicano le cose: il ricorso al Tar
Per continuare a usare le proprie apparecchiature, molte Estetiste le hanno fatto adeguare ai nuovi parametri, investendo somme spesso cospicue. Il ricorso al tar, qualora venisse accolto, può mandare all’aria tutto ciò. Questa situazione di incertezza mette in difficoltà fabbricanti ed Estetiste.
Usa le corrette terminologie
Anche l’Ing. Torre suggerisce di usare terminologie appropriate e non mediche (ad es. ” cavitazione “), per evitare problemi, controlli e adeguamenti che magari in realtà non sarebbero necessari.

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