Apparecchiature multifunzione per trattamenti viso

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Apparecchiature multifunzione 
per trattamenti viso

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F330
Strumento di bellezza con un innovativo e il design elegante. Esso combina quattro funzioni in un unico strumento: magic guanti-BIO-pelle più liscia, impianto di lavaggio della pelle, ultrasuoni e corrente galvanica.
La vibrazione ad ultrasuoni atomizza e purifica l’acqua applicata sulla pelle
 provocando così la desquamazione delle cellule cornee e l’espulsione delle impurità dai pori per una pulizia veramente profonda della pelle.
 
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F331
Strumento di bellezza Con Un innovativo e il design elegante.  
Esso combina cinque funzioni in un unico strumento: 
martello fredda e calda, ad alta frequenza, spazzole rotanti e vuoto e spray.Martello freddo e caldo per la fine dei trattamenti viso
Con riscaldamento sulla superficie della pelle fornisce ai muscoli la distensione,
stimolando la circolazione sanguigna e l’ apertura dei pori.
L’estremità opposta a freddo può essere applicato anche, riducendo le rughe e levigando la pelle.
Da utilizzare dopo i trattamenti microdermoabrasione.
 
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F332

Strumento di bellezza con un innovativo e il design elegante. 
Esso combina quattro funzioni in un unico strumento:
dermoabrasione diamante, ultrasuoni, martello calda e fredda e di depurazione della pelle.
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Lampade a Ioduri Metallici o a scarica

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Lampade a Ioduri Metallici o a scarica

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La lampadina a scarica è un tipo di lampadina basata sull’emissione luminosa per luminescenza da parte di un gas ionizzato. La ionizzazione del gas è ottenuta per mezzo di una differenza di potenziale, che fa migrare gli elettroni liberi e ioni positivi ai diversi capi della lampada (dove sono presenti gli elettrodi).
È costituita da una ampolla e/o un tubo di vetro o quarzo contenente il gas e almeno due elettrodi tra cui avviene la ionizzazione del gas, il quale rilascia fotoni. Possono essere presenti elettrodi supplementari per l’innesco. Solitamente le lampade a bassa pressione sono a forma di tubo diritto o curvato a U, mentre le lampade ad alta pressione sono costituite da una piccola ampolla di quarzo (adatto a resistere a temperature più elevate). La lampada può essere contenuta in un involucro in vetro con la funzione di schermare i raggi ultravioletti, ospitare eventuali elementi accessori e proteggere il tubo.
L’emissione luminosa è monocromatica o limitata alle righe di emissione spettrale del gas contenuto, se questo è a bassa pressione. Il gas può anche essere il vapore di un elemento solido o liquido, per esempio mercurio o sodio. In questo caso però la lampada non è subito efficiente, poiché è necessario che il materiale evapori o sublimi per effetto del calore prodotto dalla scarica nel gas accessorio. Possono essere necessari diversi minuti perché la lampada inizi a produrre una luce accettabile, e in molti casi questo è un grave limite.

I tipi di alimentazione delle lampade a scarica

La caratteristica tensione/corrente di una lampada a scarica presenta una soglia a tensione costante in corrispondenza di una intensità di corrente caratteristica dipendente dal gas, dalla temperatura e dalle condizioni di funzionamento, ne consegue che l’alimentazione deve avvenire in corrente costante, per ottenere questo si pongono in serie al tubo degli induttori o meno frequentemente dei condensatori o resistenze.
La tensione di rete non è sufficiente per innescare la scarica, per cui è necessario provvedere con opportuni circuiti a provocare una prima ionizzazione del gas. Questo può essere ottenuto provocando un momentaneo aumento della tensione di alimentazione per mezzo di trasformatori e starter, oppure applicando un impulso di alta tensione (migliaia di volt) a un elettrodo posto sulla superficie esterna del tubo: il campo elettrico generato è sufficiente ad avviare la ionizzazione. In altri tubi è presente un elettrodo di innesco posto a brevissima distanza da uno dei due elettrodi ordinari: questo elettrodo viene brevemente alimentato con la normale tensione di rete che, data la distanza ridotta, è ora sufficiente per innescare un piccolo arco; il riscaldamento e l’emissione di ioni e radiazioni provoca l’innesco del restante gas.
Un ulteriore metodo per accendere la lampada è quello di sottoporla a un campo elettromagnetico ad alta frequenza, da decine di kilohertz a molti megahertz. Esistono inoltre lampade a induzione in cui non si hanno connessioni elettriche tra l’interno e l’esterno del tubo e il gas viene ionizzato da una radiazione elettromagnetica indotta dall’esterno: questo fenomeno si può osservare anche con le normali lampade fluorescenti che, se accostate a forti sorgenti di campi elettromagnetici, come l’antenna di un potente trasmettitore radio, emettono luce.
Una volta innescata la scarica con uno dei metodi descritti, questa si propaga a valanga a tutto il gas, il quale si mantiene ionizzato indefinitamente. In condizioni di regime la tensione ai capi del tubo si mantiene a valori più bassi della tensione di rete e non è più necessario l’intervento dei circuiti accenditori.

Quali sono le lampade a scarica più comuni

Sodio a bassa pressione (SOX): Il principio di funzionamento si basa su una scarica elettrica in un ambiente gassoso composto da Ar+Ne+Na. Durante l’accensione a freddo, il sodio è depositato attorno al bulbo interno e la scarica avviene in una miscela Penning composta da Argon e Neon. La scarica in questa miscela provoca il repentino riscaldamento della lampada, fino a raggiungere la temperatura di fusione del sodio. A quel punto, il sodio vaporizza e viene ionizzato dalla scarica, facendo assumere così la caratteristica emissione monocromatica gialla del sodio.
L’emissione è in luce monocromatica gialla alla lunghezza d’onda caratteristica di emissione del sodio, di 589 nanometri. È usata nell’illuminazione stradale in incroci soggetti a nebbia. Grazie all’emissione monocromatica in una lunghezza d’onda ottimale per l’occhio umano, presenta una efficienza luminosa molto elevata. Come una comune lampada a vapori di mercurio a bassa pressione, questa non ha bisogno di un ciclo di raffreddamento in caso di interruzione dell’alimentazione ma, a differenza di questa, richiede un tempo di riscaldamento molto lungo (circa 6-10 minuti), durante i quali emette la caratteristica luce rossa/rosata del neon presente al suo interno.
Sodio ad alta pressione (SON): Aumentando la pressione, il vapore di sodio si allontana dallo stato di gas ideale e il suo spettro di emissione si allarga rispetto alla riga spettrale monocromatica tipica. La luce prodotta da queste lampade è di colore tendente al giallo (2000-2500 K), caratteristica che le rende adatte per applicazioni in cui la resa dei colori è gradita, ma non fondamentale (es. illuminazione stradale). Il rendimento luminoso è elevato (fino a 150 lumen/watt nelle ultime esecuzioni Super a migliore rendimento) ed elevata è la durata di vita (oltre 16000 ore). Particolari accorgimenti costruttivi fanno fronte all’aggressività chimica del sodio. In caso di interruzione dell’alimentazione, salvo ballast particolari in grado di generare tensioni di 30-70Kv, la lampada necessita di un ciclo di raffreddamento di 3-5 minuti. A fine vita, a causa dell’esaurimento del sodio nel tubo, queste lampade diventano instabili durante il funzionamento, causando il fenomeno della repentina accensione e spegnimento, spesso osservabile nei lampioni stradali, fino a quando non sono più in grado di riaccendersi
Sodio ad altissima pressione (SDW): Il funzionamento di questo tipo di lampada è comparabile con quello delle lampade SON, ma differisce la pressione interna del gas: aumentando la pressione lo spettro di emissione si arricchisce di linee spettrali, rendendo questa lampada una valida alternativa alle comuni lampade a ioduri metallici in ambienti dove il rischio di contaminazione in seguito a esplosione deve essere evitato. La luce prodotta da queste lampade è di colore bianco tendente al giallo (2000-2500 K), caratteristica che le rende adatte per applicazioni in cui la resa dei colori è importante (es. l’illuminazione di banchi alimentari) La relativa alta pressione nei vapori di sodio è la causa principale della bassa efficienza di questo tipo di lampade (50 lm/w).
Ioduri metallici (HMI): L’introduzione nelle lampade ai vapori di mercurio o di sodio ad alta pressione di ioduri metallici (iodio, tallio, indio, disprosio, olmio, cesio, tulio) migliora la resa dei colori delle lampade al sodio e dà loro una temperatura di colore molto elevata (4000-5600 K).
La loro resa cromatica le rende particolarmente adatte all’illuminazione di impianti sportivi, o nei videoproiettori digitali, dov’è necessario avere un’alta resa dei colori.
Grazie alla loro compattezza, alle svariate forme e potenze e tonalità disponibili, all’elevata efficienza luminosa compresa tra 80 e 100 lumen/watt, all’elevata resa cromatica IRC 80-90 e fino a 95 nelle tonalità “D” (Daylight) con gradazione di 5600 kelvin, alla lunga durata (fino a 12000 ore), sono oggi divenute tra le lampade maggiormente diffuse. Sono adatte per illuminare aree commerciali o pedonali, zone residenziali, strade, monumenti, grandi superfici esterne. Grazie alla continua evoluzione gli ultimi modelli disponibili sono molto compatti e dalla luce molto simile a quella delle lampade ad alogeni (IRC 90 e 2500-3000 kelvin), trovano impiego anche in spazi interni come uffici, foyers di alberghi e ristoranti.
A livello di inquinamento luminoso sono peggiorative rispetto alle lampade al sodio alta pressione data la ricchezza dello spettro luminoso di emissione ma in termini di comfort visivo e gradevolezza della luce emessa sono preferibili in tutte quelle applicazioni ove sia necessario offrire un’illuminazione di alta qualità. Le lampade ai vapori di ioduri metallici e ai vapori di sodio necessitano, per essere accese a freddo, di appositi accenditori che producano impulsi di tensione di innesco compresi tra 0,75 e 5 kV.
Secondo il modello di lampada possono essere necessari dai 2 ai 10 minuti per il raggiungimento del pieno flusso luminoso e, in caso di spegnimento accidentale, spesso è necessario attendere il raffreddamento della lampada (2-15 minuti) per la riaccensione, a causa della elevata tensione di innesco che sarebbe necessaria per la riaccensione a caldo (25-60 kV) e alcune particolarità fisiche che, nel caso di lampade non progettate per la riaccensione a caldo, renderebbero il bulbo presto inutilizzabile.
La corrente di spunto della lampada può arrivare a essere superiore del 90% rispetto al valore di regime, inoltre se queste lampade vengono alimentate con ballast elettromagnetici, è necessario il rifasamento a causa del fattore di potenza piuttosto basso (da 0,3 a 0,7 secondo il modello).
Vapore di mercurio a bassa pressione: Emettono prevalentemente nello spettro ultravioletto. La luce emessa è ionizzante e dannosa per esposizione diretta. Vengono usate per sterilizzare ambienti e oggetti. Se l’interno del tubo viene rivestito con materiale fluorescente in grado di assorbire l’energia ultravioletta e riemettere nello spettro visibile, si ottiene la lampada fluorescente. In caso di interruzione dell’alimentazione, la lampada non necessita di un ciclo di raffreddamento.
Vapore di mercurio ad alta pressione: Con l’aumento della pressione l’emissione si sposta in luce bianca-azzurra, rendendo la lampada utilizzabile per l’illuminazione. La tipica luce bianco-azzurrina (3300 – 4200 K) viene prodotta dall’arco di scarica e corretta da fosfori (a base di vanadato d’ittrio) presenti nella finitura polverata del bulbo esterno che migliorano lo spettro soprattutto nella gamma del giallo e del rosso. Nelle lampade prive di rivestimento interno al vanadato d’ittrio la resa cromatica è infatti più bassa e dalla tonalità sensibilmente più fredda.
Questo tipo di lampada è sempre più in disuso a causa dei numerosi svantaggi rispetto ad altre tecnologie: bassa efficienza luminosa (
Proprio a causa della elevata presenza di mercurio il 13 febbraio 2003 è entrata in vigore la direttiva comunitaria 2002/95/CE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (c.d. Direttiva “RoHS”). Essa ha come effetto la messa al bando delle lampade al mercurio ad alta pressione dal territorio europeo. La vendita e l’installazione di queste lampade (ai privati) è stata vietata a partire dal 1º luglio 2006. Vengono sostituite da lampade a vapori di sodio fatte per la sostituzione diretta (catalogo OSRAM).
Vapore di mercurio ad altissima pressione: Le lampade a scarica in mercurio ad altissima pressione UHP sono lampade a scarica di mercurio la cui pressione può superare le 200 atmosfere. Vengono usate principalmente per illuminare sistemi di proiezione a causa dell’alta efficienza e compattezza.
A luce miscelata: Si tratta di lampade al mercurio ad alta pressione in cui il reattore di alimentazione è sostituito da un filamento, che funge da limitatore di corrente, collocato assieme alla lampada in un tubo secondario. Durante il funzionamento, il filamento diventa incandescente ed emette luce come in una lampada a incandescenza, che miscelata con quella prodotta dal mercurio offre una tonalità più naturale. Per contro si ha un notevole abbassamento del rendimento energetico fino a eguagliare quello di una comune lampada a incandescenza. (18-25 lumen/watt) Inoltre hanno seri limiti sulle posizione di funzionamento (quelle sul catalogo osram NON possono essere messe orizzontali) perché il filamento invecchiando si allunga e può toccare parti interne in tensione. La durata di queste lampade è intorno a 5000 ore. La soluzione più economica e semplice per il loro rimpiazzo è l’uso di lampade alogene di pari potenza o maggiore e un variatore di luce per l’utilizzo a potenza ridotta (pratica comunemente utilizzata)

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Decreto 110/2011 che è stato annullato definitivamente con Sentenza del Consiglio di Stato

Decreto 110/2011 che è stato annullato definitivamente con Sentenza del Consiglio di Stato



Gli estetisti italiani chiedono il MAXI risarcimento danni ai ministeri per non aver potuto utilizzare le loro apparecchiature estetiche per effetto del Decreto 110/2011 che è stato annullato definitivamente con Sentenza del Consiglio di Stato

Maxi risarcimento agli estetisti italiani per non aver potuto utilizzare le loro apparecchiature estetiche dal 2011 al 2014

 Confestetica è stata l’unica associazione di categoria ad avere censurato da subito il testo del decreto, facendosi carico delle spese giudiziali per farlo annullare. Oggi, grazie anche al contributo dello Studio Legale Zunarelli e Associati, che nella persona dell’avvocato Simone Cantarini, in particolare, ha seguito l’azione, si è giunto a questo prestigioso ed utile risultato, l’illegittimità del decreto ministeriale 110/2011.
Ma non ci vogliamo fermare qui.
Ovviamente, non possiamo non tenere conto dei gravi danni che tutto il comparto ed il settore ha subito dall’applicazione del decreto ministeriale 110/2011. E, pertanto, non possiamo evitare di chiedere ai responsabili di questi danni, vale a dire i Ministeri che, del tutto inopinatamente, hanno emesso il provvedimento anzidetto, il risarcimento degli stessi.
Chi, dunque, meglio di Confestetica, con lo stesso studio legale che fin qui ci ha egregiamente assistito, può offrire, ai propri associati e non, l’ausilio per arrivare anche a questo ulteriore e meritato traguardo?
Confestetica, pertanto, invita tutti i propri associati, così come quelli non associati, ad aderire ad una maxi azione di risarcimento del danno nei riguardi del Ministero della Salute e del Ministero delle Attività Produttive per non aver potuto utilizzare le loro apparecchiature estetiche dal 2011 al 2014, a seguito del decreto interministeriale 110/2011, che è stato ANNULLATO DEFINITIVAMENTE DALLA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO. (scarica sentenza)
FATTI
Resta sempre aggiornato alla newsletter di Confestetica.Confestetica ha raggiunto l’invidiabile traguardo che si era prefissata a tutela della categoria delle estetiste che era stata vessata, come noto, dalle disposizioni di cui al decreto interministeriale n. 110/2011.
Con la tenacia e la determinazione che ha sempre dimostrato nel difendere gli interessi della categoria, Confestetica è riuscita a far annullare dal Consiglio di Stato il predetto provvedimento, unitamente al parere reso dal Consiglio Superiore di Sanità che ne costituiva presupposto e parte integrante.
Con la sentenza 1417/2014 la suprema autorità giudiziaria amministrativa ha definitivamente pronunciato l’illegittimità, più volte evidenziata dalla scrivente associazione, degli atti impugnati d Confestetica dove, secondo i giudici di Palazzo Spada, “si annidano significativi elementi di contraddittorietà che rendono meritevole di apprezzamento la censura sotto tal riguardo proposta dalla parte appellante”.
E’ doveroso ricordare che nelle storica sentenza emessa dal Consiglio di Stato, i giudici rilevano come nei regolamenti impugnati “si esprimono da un lato perplessità riguardo ad alcuni strumenti (quelli, appunto, poi oggetto delle contestate limitazioni d’uso) in uso attualmente all’estetista con la motivazione che si tratterebbe di apparecchi intrinsecamente pericolosi per la salute umana, dall’altro tuttavia non si evidenziano studi clinici o scientifici ovvero una casistica capace di corroborare l’assunto della pericolosità degli strumenti. Inoltre, ulteriore e concorrente elemento di contraddittorietà è rappresentato dal fatto che, nel suddetto parere, si sostiene una inadeguata preparazione professionale dell’estetista e si auspica a tal proposito un ragionevole incremento delle attività formative di tale categoria professionale, quasi che la prospettata pericolosità degli strumenti in uso alle estetiste sia da ravvisare, più che nei dispositivi in sé considerati, in tale non adeguata professionalità degli esercenti l’attività professionale. In tal modo, tuttavia, il parere pone l’accento sulla condivisibile esigenza che siano incrementate le iniziative, di competenza regionale, per il miglioramento della formazione professionale delle estetiste, dal che tuttavia sembrerebbe avviata a soluzione la questione del corretto uso dei dispositivi elettromeccanici oggetto della contestata (e, a questo punto, ingiustificata) limitazione. Ma anche questo è un profilo che denota contraddittorietà dell’atto impugnato in primo grado, posto che deve essere meglio chiarito se le limitazioni all’uso dei suindicati dispositivi elettromeccanici siano da riconnettere al non adeguato livello professionale attuale delle estetiste, suscettibile tuttavia di essere migliorato con opportune iniziative formative, ovvero se dipenda da una oggettiva, accertata ed intrinseca pericolosità degli strumenti (allo stato, tuttavia , non provata, come detto, da evidenze scientifiche sufficientemente chiare e dirimenti), tale da escluderne anche per il futuro l’utilizzo, quale che sia il livello di formazione professionale che possa raggiungere la categoria”.
Nel passaggio della sentenza ora evidenziato i giudici del Consiglio di Stato si riferiscono proprio alle ingiustificate limitazioni e proibizioni di cui al decreto 110/2011 che, come tutti gli operatori sanno, ha tolto letteralmente di mano alle estetiste ovvero depotenziato i costosi macchinari utilizzati per i trattamenti più frequenti all’interno dei centri estetici. Il riferimento, anche nel provvedimento reso dalla magistratura, è ovviamente agli ultrasuoni a bassa frequenza (c.d. cavitazione), al laser estetico per epilazione e alla c.d. luce pulsata.
Con l’entrata in vigore del decreto 110/2011, infatti, questi macchinari sono stati oggetto di radicale riforma, avendo l’amministrazione ministeriale deciso di depotenziare gli ultimi due e di escludere del tutto la cavitazione dall’elenco degli apparecchi elettromeccanici utilizzabili dall’estetista.
E questo, come tristemente noto ai più, è avvenuto non senza problemi ed enormi sacrifici, soprattutto in termini economici.
Chi infatti aveva acquistato un apparecchio ad ultrasuoni a bassa frequenza (con il costo che sappiamo!!!) ha dovuto necessariamente riporlo in cantina, pur continuando magari a pagare le rate dei costosissimi finanziamenti accesi per far fronte alla spesa.
Parimenti, molte estetiste hanno dovuto modificare le altre macchine in loro possesso, affrontando spese ingenti e costi imprevisti.
Il tutto in ossequio ad una norma profondamente iniqua e del tutto priva di fondamento, logico e giuridico.
Se anche Tu sei un centro estetico che ha dovuto sottostare alle ingiustificate previsioni del decreto 110/2011 e che ha dovuto dismettere o modificare i seguenti macchinari:
  • ultrasuoni a bassa frequenza
  • laser estetico
  • luce pulsata
Ti invitiamo ad unirTi a Noi per agire giudizialmente per ottenere il ristoro del danno subito.
Per fare questo, sarà necessario procedere alla sottoscrizione del mandato in favore del Nostro studio legale che curerà tutte le fasi del procedimento, previa consegna della documentazione attestante l’acquisto dei macchinari anzidetti, gli eventuali contratti di finanziamento e gli interventi di adeguamento dei macchinari, successivi all’introduzione del decreto 110/2011.
Se sei titolare di Centro Estetico e sei stato danneggiato dal decreto 110_2011 partecipa anche tu al maxi risarcimento!


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Criolipolisi Vietata nei centri estetici



Criolipolisi
Attenzione !!! Vietata nei centri estetici 

Le telecamere di Striscia sono entrate in un altro centro estetico dove veniva praticata la CRIOLIPOLISI, anche questo tipo di trattamento in estetica è VIETATO e, anche in questo caso per chi di voi non lo avesse visto ecco il video CLICCA QUI 


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Ricostruzione Unghie

Ricostruzione Unghie

Onicotecnico mestiere inesistente senza qualifica di estetista 

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L’onicotecnico, colui che si occupa della ricostruzione delle unghie è un mestiere inesistente poichè NON RICONOSCIUTO legalmente e giuridicamente, senza un valido diploma o psecializzazione che non sia la qualifica di estetita.
Ciao carissime lettrici è da un po’ che non scrivo, ma ho preso del tempo per riflettere e per trovare la strada giusta per esercitare la professione di onicotecnica.
Dopo anni ho deciso di affrontare il discorso della qualifica seria, quella professionale nazionale ed europea. Oggi mi ritrovo ben 5 attestati appesi al muro, ma nessuno di questi è riconosciuto per esercitare ilmestiere di onicotecnica. Non è possibile spendere altro tempo e denaro per un corso regionale valido soltanto ed esclusivamente nella regione in cui si consegue e non a livello nazionale cioè, se prendo la qualifica nel Lazio, la stessa non è riconosciuta in Lombardia o in altre regioni.
E’ la solita fregatura di fossilizzarci in un luogo senza poter scegliere altre opportunità ed è anche una presa in giro dei corsi a pagamento! Documentandomi  ho anche scoperto che la regione ha affiderà alla provincia le qualifiche professionali e tra qualche anno qualificarsi come estetista sarà possibile solo dopo il diploma di 5 anni più 3 di specializzazione ossia una mini-laurea. ( Per fortuna in Italia siamo lenti e tutto è precario quindi ci vorrà del tempo e forse cambierà tutto) Riguardo l’onicotecnico non c’è nulla che lo qualifiche a livello imprenditoriale, se non avere il diploma di estetista.
Ho deciso la mia strada circa un mese fa iscrivendomi al biennio per la qualifica di estetista 900 ore più 900.
Sono al settimo cielo perchè proprio oggi è stato il primo giorno di scuola e sono felicissima di tutti i sacrifici fatti fino ad oggi per raggiungere questo obbiettivo per me importantissimo.

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Come arredare un salone per parrucchieri e estetica

Come arredare un salone per parrucchieri

Per allestire un salone per parrucchieri è necessario un arredamento funzionale e personalizzato. L’arredamento classico per coiffeur comprende poltrone, specchi, mensole, lavaggi, complementi e registratore di cassa. Leggi la guida per conoscerne caratteristiche, tipologie, e come scegliere il miglior arredamento per parrucchieri in base a criteri di qualità, prezzo, offerte e corretta informazione per il consumatore.

Uno dei primi complementi che un salone appena aperto si trova ad acquistare, sono proprio le sedute. Le poltrone sono fondamentali: devono essere progettate esplicitamente per questo lavoro, per garantire un elevato comfort sia alle clienti che al parrucchiere che deve lavorarvi attorno. Le poltrone possono essere unisex, adatte cioè indifferentemente a tutti i clienti e poltrone studiate espressamente per le donne e per gli uomini. Il design attualmente offre sedute a pozzetto o a calice, estremamente comode, con struttura in resina nera (la più economica), alluminio o metallo cromato e rivestimento in stoffa, similpelle o pelle.
L’importante, acquistando una poltrona per parrucchieri, è scegliere il modello estensibile per regolare l’altezza della cliente e garantire al parrucchiere una corretta posizione di lavoro. In questi modelli, il gambo della sedia è dotato di una pompa idraulica a leva che sposta la seduta su varie altezze. Le poltrone da uomo, comunemente intese come poltrone da barbiere, presentano alcune differenze rispetto alle sedute da donna.
In primis poggiatesta e poggiapiedi, generalmente non necessari per le clienti e poi schienale reclinabile, utile per ottenere una posizione ottimale durante la rasatura. Anche le poltrone da uomo sono provviste del sistema di regolazione a pompa idraulica, azionabile tramite levetta a mano o a piede. Alcuni modelli sofisticati o dal design più ricercato, sono corredati da porta phon o impreziositi con intarsi in legno.
La scelta della poltrona ottimale dipende, oltre che da una questione di budget, anche dallo stile dell’ambiente circostante; l’arredamento di tutto il salone deve risultare più armonico ed uniforme possibile. Infine, esistono modelli di seduta unisex: si tratta di poltrone “da uomo” pensate anche per un pubblico femminile soprattutto del reparto estetica: per le operazioni di trucco, cura delle sopracciglia o interventi estetici similari, è utilissimo che la cliente sieda su una poltrona dallo schienale reclinabile.


Lavaggi

Con questo termine, un pò tecnico, si intendono i mobili-lavandino destinati allo shampoo. In base alle esigenze del salone si possono acquistare lavaggi singoli o in blocco. Nel primo caso si tratta di poltroncine o semplici sedute inglobate in una struttura in plastica, metallo o alluminio anodizzato alla cui estremità è posizionato il lavandino, cioè una vaschetta bianca basculante per adattarsi bene al collo dei clienti ed evitare che l’acqua del lavaggio scivoli sul collo bagnando i vestiti.
Per quanto riguarda i lavaggi in blocco, sono generalmente costituiti da due o più sedute incastonate in un’unica struttura. I lavaggi vanno poi fatti allacciare all’acqua corrente. E’ bene quindi soffermarsi anche sulla scelta del miscelatore più idoneo da attaccare al rubinetto: meglio se monocomando poiché è più pratico per regolare velocemente la temperatura dell’acqua anche con una mano sola.
La moderna concezione del salone come oasi di bellezza e relax a tutto tondo, ha portato i designer di componenti per parrucchieri a realizzare dei lavaggi dotati di tutti i comfort. Ad esempio le poltrone shiatsu che, grazie ai loro programmi pre-impostati, regalano un morbido massaggio alla cliente seduta allo shampoo. La poltrona massaggiante si attiva elettricamente anche a distanza, essendo dotata quasi sempre di un telecomando. Al momento di acquistare i lavaggi, tenere presente anche l’acquisto di un piano di lavoro e di un mobiletto porta asciugamani che deve essere a portata di mano. Alcuni modelli di lavaggio, sono dotati di vano porta salviette e di porta bottiglie adatti a contenere i prodotti detergenti.
In alternativa, progettare insieme all’architetto una soluzione funzionale o facendoli costruire su misura. Ideali sono le cassettiere, in impiallacciato verniciato o in palissandro o delle vere e proprie strutture con ripiani e sportelli in laminato di diversi colori. Alcuni di questi modelli sono dotati di lavabo e di piano da lavoro per preparare le tinture e gli altri trattamenti estetici. La collocazione ottimale di questi mobili è alle spalle dei lavaggi.

Posti lavoro

Dopo i lavaggi, il secondo componente d’arredo assolutamente necessario per aprire un salone è la mensola da lavoro cioè l’allestimento di specchio e poltrona per eseguire il taglio. Esistono fondamentalmente due tipi di mensole da lavoro: quelle a parete, utili soprattutto a chi ha poco spazio o vuole ottimizzare al meglio quello disponibile nel salone e quelle a isola, più scenografiche ma più impegnative in termini di spazio occupato.

Le mensole da lavoro rispecchiano un po’ lo stile e i gusti del parrucchiere che le userà e, essendo i pezzi che più saltano all’occhio (delle clienti, dei passanti), occorre sceglierli con calma, cercando di rappresentare, attraverso il design il proprio modus operandi. Ad esempio, un parrucchiere giovane, di tendenza, con una clientela giovane, alla moda e aperta agli stili alternativi, può scegliere per il proprio salone una postazione da lavoro a parete, con uno specchio sabbiato retroilluminato con colori sgargianti, poltroncina nera in plastica o similpelle e poggiapiedi e piano di lavoro in metallo cromato satinato oppure lucido.

Per i parrucchieri che hanno invece una clientela selezionata, raffinata e tanto spazio a disposizione, sono bellissime le isole da lavoro a quattro posti: un tavolo decò quadrato laccato argento e quattro specchi ovali con gambo corto da poggiare sui quattro lati. Poi esistono soluzioni per chi ha esigenze di compattezza, come le postazioni con mobile di servizio a scomparsa, estraibile da dietro lo specchio. La scelta è vastissima: dalle soluzioni minimali in alluminio o cristallo a quelle complesse, estremamente rifinite e appariscenti.

Una valida alternativa, soprattutto per chi tiene anche lezioni nel proprio salone è rappresentata da una mensola di lavoro a isola centrale, due posti, mobile perché montata su rotelle. Oppure, soprattutto per chi costruisce acconciature anche laboriose, una postazione dotata di specchio inclinato verso l’esterno, ideale per garantire un’ottima visione d’insieme sull’acconciatura stessa.

Cassa reception

Il banco cassa è un mobile per appoggiare il registratore di cassa e generalmente va posto all’ingresso del salone. Solitamente funge anche da reception: un PC o un’agenda per gestire gli appuntamenti, un porta biglietti da visita con il nome e l’indirizzo del salone, un cestino con le caramelle da offrire alle clienti o una composizione di fiori freschi o secchi. Il mobile, quindi deve essere sufficientemente capiente e specifico per questo uso. Sarà uno dei primi complementi di arredo che i clienti vedranno appena entrati in salone. È importante quindi che sia collocato in un posto idoneo e che sia curato nel design e nella disposizione degli oggetti che contiene.
Come per gli altri accessori, anche per questo mobile la scelta sul mercato è vastissima: si passa da soluzioni classiche dalle morbide curve in legno o laminato plastico, fino ai modelli dalle line essenziali in metallo e vetro satinato o in legno bianco laccato e alluminio, veri e propri oggetti di design. Molte delle proposte di banchi cassa presenti sul mercato, sono realizzate in nobilitato: un’anima in legno rivestita in materiale sintetico.
Il mobile assume così un aspetto gradevole, può essere presentato in diverse colorazioni ed è molto resistente. Molti complementi per la cucina sono infatti prodotti con questo semilavorato. Qualora il budget a disposizione non permettesse l’acquisto di un mobile cassa appositamente concepito per questo uso, si può optare per soluzioni più economiche come un semplice tavolo magari ricoperto con un drappo di stoffa arricciata su un lato che richiami lo stile del salone.
Oggetto di design o meno, è bene che il mobile cassa sia comunque presente: dà professionalità all’intero salone, permette di accogliere le clienti creando intorno da esso una piccola sala d’attesa e permette di gestire comodamente e in uno spazio idoneo l’agenda degli appuntamenti e la contabilità.

Complementi d’arredo

Come dicevamo, è utile in un salone di bellezza, ricavare un piccolo ambiente più raccolto dove fare accomodare le clienti in attesa. Questo spazio, ad esempio, può svilupparsi intorno al banco cassa. Fondamentale è provvedere all’acquisto delle sedute: poltroncine, divanetti o semplici sedie, purché comode e commisurate al numero dei clienti normalmente previsti in attesa contemporaneamente. Ci sono sedie con telaio in metallo, poltrone con seduta indeformabile a lunga durata, ideale per un salone superaffollato, divanetti con telaio in alluminio e seduta super imbottita in tessuti sgargianti. Design morbido, spigoloso, romantico, ce n’è per tutti i gusti e naturalmente per tutti i budget. Chi lo desidera, per il proprio salone, può acquistare delle panche in luogo delle classiche sedute: appoggiate al muro fungono da perfetti complementi d’arredo e, dotate di comodi cuscini, rendono gradevole l’attesa.
Hanno il duplice vantaggio di essere usate a parete o come divisorio fra un ambiente e l’altro, per delimitare lo spazio e guidare l’occhio delle clienti che entrano in un ambiente vasto e pressoché privo di divisioni. Oltre alle sedute, si può arricchire la zona “attesa” con tavolini sui quali esporre riviste di settore e di cronaca rosa, ciotole con cioccolatini o caramelle o vasi di fiori o di rami secchi addobbati secondo il proprio gusto e la propria fantasia. A meno di non aprire un salone in franchising con qualche grande brand (in tal caso il layout degli interni è conforme per tutti i saloni alla casa madre), il locale deve esprimere il più possibile la personalità del parrucchiere che vi lavora: attraverso la scelta di colori, forme, oggetti si può comunicare alla clientela il proprio stile e il proprio way of life.
Oltre al banco cassa, anche gli espositori possono rivelarsi utili componenti: per riempire lo spazio e per esporre i propri prodotti. Acciaio, legno, vetro, plexiglas: da fissare a parete o da usare come divisorio.

Reparto estetica

Molti saloni sono concepiti come istituti di bellezza veri e propri e quindi non è raro che siano dotati anche di un reparto estetica. In questo caso, è necessario adibire delle stanze a questa esclusiva funzione e dotarsi dell’arredamento professionale adatto. Nel reparto estetica non può mancare il lettino per massaggi: di misure generalmente standard, può avere una struttura in legno multistrato e materassino in lattice ecologico oppure, in soluzione più economica, si può acquistare una struttura ignifuga in tubolare e materassino in poliuretano espanso rivestito di similpelle.
Il secondo accessorio da acquistare è un carrello porta prodotti: anche qui ci sono diverse soluzioni disponibili: dal legno al tubolare passando per l’alluminio. L’importante è che abbia le rotelle per consentire un facile spostamento. Con una spesa non eccessiva, si può comprare anche il carrellino per la manicure e quello porta cera: con piano di lavoro e seggiolino incorporato il primo, regolabile in altezza e con un capiente cassetto il secondo.
Infine, per completare il reparto estetica si può comprare una poltrona cosiddetta multifunzionale dallo schienale regolabile a seconda del trattamento da eseguire: massaggio, trattamenti viso e trucco o manicure. Alcuni modelli hanno come optional il porta rotolo, un modo pratico per avere la carta da appoggiare sulla superficie sempre a portata di mano. Per gli interventi di precisione, per rifinire il trucco, ridisegnare l’arco sopracciliare, pulire profondamente il viso e via dicendo, può rendersi necessaria una lampada bifocale.
Dotata di gambo allungabile e direzionabile, emette una luce fredda e consente un ingrandimento fino a 4 diottrie. Sgabelli con pompa a gas e ruote omnidirezionali per le estetiste, completano l’arredamento base del locale estetica.

Dove acquistare le attrezzature :
  • Nostri Contatti
  • Sun Estetic Store
  • via Montegrappa 7/A
  • 20835 Muggiò – MB
  • Tel. 3487092335
  • Mail : sunesteticstore@gmail.com